Fai un bagno per me?

Quest’anno non vedrò il mare, ma a tutte le mie amiche ho chiesto, petulante, di andare a buttarsi tra le onde e di pensarmi intensamente.
Io ci credo e so che briciole di sabbia sono attaccate ai miei piedi e se chiudo gli occhi sento il frullio dolce e calmante del brodo primordiale.

Questa è la stupenda e, sempre più fragile, spiaggia Rosa in Sardegna. La foto me l’ha mandata zia Luisa. Mi sono commossa nel vederla.
Mi emozionano tutte le arene; da quelle della Sicilia, passando per l’ Abruzzo, la Puglia e la Toscana, arrivando alla Liguria.

E tu? Andrai al mare?

Cambiare l’acqua ai fiori (recensione a modo mio)

Non leggete questo libro, a meno che non siate coraggiose.

Non va bene per i cuori troppo sensibili.

Non va bene per chi ha paura di soffrire.

A mio padre questo romanzo non piacerebbe, perché ha come protagonista una guardiana di cimitero, ma mio padre è morto e questo libro mi ha parlato di lui in ogni pagina.

I morti sono sempre con noi.

La loro assenza è una presenza costante.

Il libro di Valerie Perrin è stato un successo editoriale, che ha vinto nel 2018 il Prix Maison de la Presse (premio letterario francese assegnato annualmente ad autori di lingua francese, per un’opera che ha avuto una grande diffusione).

Ero incuriosita, perché su Instagram molti book blogger (e non) lo consigliavano, poi lo sprone a leggerlo è arrivato da una mia collega. L’ho iniziato “tranquillamente” anzi direi con un po’ di non voglia, tutti quei morti mi facevano quasi paura e nella testa mi girava mio padre che sicuramente avrebbe disapprovato una tale lettura “Ma cosa leggi Silvia! Pensa ai vivi, non a chi non c’è più!”.

Paradossalmente però, più leggevo e più mio padre era con me. Ogni capitoletto inizia con un piccolo epitaffio e la storia stessa parla di un lutto da metabolizzare (anche perché ancora non sono chiare le cause della morte), ma non voglio dirvi troppo.

La vera svolta è arrivata al capitolo dove si parla di un amore fraterno. Quello mi è arrivato dritto al cuore, da lì, la lettura mi è diventata INDISPENSABILE.

Ho letto tutto il testo sempre e solo di notte, nel silenzio e nella concentrazione che meritava (secondo me non può essere un libro da ombrellone, troppo intimo e delicato).

“Cambiare l’acqua ai fiori” ha al suo interno tutte le stagioni (poi scoprirete il perché, oppure già lo sapete se avete già letto) è un libro che al di là della morte contiene tantissima vita…tutta la vita davanti a sé.

“Come se l’orto avesse voluto prendermi in giro, a settembre era spuntata una sola carota. Una e basta! Ne ho visto la foglia ingiallita e isolata in mezzo alla terra secca e mal arieggiata, una terra di cui non avevo capito niente. Morto di vergogna l’ho tirata fuori pronto a gettarla alle galline quando intorno alla povera carota contorta ho visto una fede d’argento, una vera fede d’argento che qualcuno doveva aver perso anni prima nella terra del mio orto. Ho pulito la carota, l’ho mangiata e ho preso l’anello. L’ho considerato un segno. Era come se avessi fallito il mio primo anno di matrimonio perché non avevo capito mia moglie, ma ne restassero da vivere decine di altri per renderla felice”.

P. 232

Siamo liberi di scrivere ciò che vogliamo

Scriviamo per noi stessi, scriviamo anche se non ne abbiamo voglia, come si allena una ballerina o come corre un podista.

Scrivere e basta, quando la penna scorre fluida sul foglio, ci rendiamo conto di essere felici.

Per quanti di voi è così?

Cos’è per voi la scrittura?

Come sempre mi ritrovo nelle parole di Natalie Goldberg quando dice che per scrivere è necessario ALLENARSI e perciò va fatto anche se non si ha voglia, senza aspettare l’ispirazione. Io uso la tecnica del pomodoro (scrivo per venticinque minuti, stacco per cinque e poi continuo).

Scrivere tutti i giorni!

Riempire un quaderno al mese, diceva sempre la Goldberg.

Ma attenzione: senza che ci prenda l’ansia e senza giudicarsi negativamente se non riusciamo.

“Nessuno vive all’altezza dei propri ideali”.

Allenarsi inoltre serve per avere fiducia nella propria voce e poter scrivere qualsiasi cosa (una lettera, una tesi, un romanzo…).

Allenarsi per essere una cosa sola con la penna e il foglio, per essere PRESENTE nel momento in cui scrivo, possibilmente con un corpo rilassato e avendo una scrittura sciolta.

Scrivere per star BENE, per trovare un EQUILIBRIO INTERIORE.

Un’idea per iniziare:

Prima di tutto sappi che la scrittura è un ABBRACCIO a cui abbandonarsi.

Siediti alla scrivania e pensa a dieci momenti della tua vita, poi scegline uno ed inizia a raccontarlo.

Scrivi senza badare all’ortografia, esci dai margini, sentiti libero!

L’amore è un potere infinito

“In questo periodo sei un treno in corsa!” mi ha detto una cara amica. Io le ho risposto sorridendo: “I treni quando passano, vanno presi!”

Non credo che il famoso detto, sia sempre e per forza vero, ma immagino che nella vita di tutti, ci siano dei momenti buoni, dove sei: “PERFORMANTE” che è parola bruttina, ma che rende bene l’idea.

Performante = capace di fornire una prestazione o di ottenere risultati eccellenti.

I mesi estivi, per me che faccio l’insegnante, potrebbero essere vuoti, ma io li riempio di tutto ciò che mi diverte e mi appassiona. Così è successo che nel giro di poche settimane mi sono ritrovata a promuovere la mia pagina Istagram, ho aperto questo sito e ora ho creato un altro spazio virtuale, con una collega e amica dove parliamo di educazione e vendiamo i libri (in inglese) della casa editrice Usborne.

Quando non ci sono i nonni, ovviamente, mi occupo dei miei bambini; il grande ha cinque anni e la piccola due.

Pulisco, cucino, faccio la spesa e riordino la casa.

Trovo il tempo per leggere.

Come faccio a fare tutto?

Grazie all’amore.

L’amore per i libri e la scrittura, per il mio lavoro e per la mia famiglia.

Ognuno di noi ha le proprie passioni che lo spingono a pedalare, ad alzarsi dal divano e così via (tanto per usare metafore un po’ logore).

E’ l’amore che ci rende unici e ci dona un potere infinito.

Fare il concime non serve solo per far crescere i pomodori

Natalie Golberg nel suo manuale “Scrivere zen” ci insegna che saper aspettare e far sedimentare le esperienze, è fondamentale per poi raccontarle.

“Per esempio, è difficile descrivere cosa significhi essere innamorati quando si è nel pieno di una travolgente storia d’amore. Non abbiamo senso della prospettiva.”

Così bisogna attendere pazientemente che i nostri sensi assorbano le cose che ci accadono e vengano e fatte proprie anche dalla coscienza. La Golberg utilizza la metafora dei residui organici; che prima di diventare nutrimento per la terra, devono stare lì a macerare e a far uscire le sostanze nutritive.

(Il titolo del paragrafo è “Fare la composta” ma credo – e ripeto credo – perché non sono una traduttrice, che sarebbe più indicato “Fare il concime”).

“Il nostro corpo è come un cumulo di spazzatura; noi accumuliamo esperienza, e dalla decomposizione dei gusci d’uovo, delle foglie di spinaci, dai fondi di caffè e dagli ossi di bistecca mentali nascono azoto, calore e terriccio fertilissimo”.

Ma perché questo accada, ci dice la Goldberg, bisogna continuamente “rivoltare” i propri pensieri, scriverli magari diverse volte, prima di ottenere qualcosa di PROFONDO. Sì , perché per lei (ed è questo che mi piace dei suoi insegnamenti) non mira a qualcosa di “forte”, ma appunto ad una scrittura che porti l’autore dentro se stesso e non in modo ossessivo.

Ci racconta anche di una sua personale esperienza: lei prima di poter scrivere della morte di suo padre, dovette aspettare diversi anni, poi in un momento tutto le fu chiaro e condensò i suoi sentimenti in una poesia.

“Ad un tratto, dopo un lungo periodo di maturazione, ci si trova in allineamento con le stelle, con il momento o il lampadario della sala da pranzo sopra la nostra testa e il nostro corpo si apre e parla”.

Attenzione! Questo non significa che possiamo stare sul divano a guardare Netflix tutto il giorno! La scrittura, ci ricorda sempre l’autrice: va allenata!

“Dobbiamo continuare a lavorare il mucchio della composta…perché possa sbocciare qualcosa di bello…per poter cavalcare l’universo quando esso ci attraverserà”.

Com’è il tuo corpo?

Dopo aver scritto l’articolo “Cellulite” ho pensato fosse utile approfondire il tema legato al corpo, alla percezione che abbiamo di esso, perché è un tassello fondamentale per vivere serenamente.

Com’è l’immagine corporea che abbiamo di noi stessi? E come ci vedono gli altri?

Possiamo provare a rispondere, usando un gioco che ho trovato sul libro “Il metodo famiglia felice” di Alberto Pellai e Barbara Tamborini.

“Per piacerci dobbiamo aver creato un’immagine sufficientemente buona e realistica di noi stessi, da supportare ogni giorno leggendo ciò che ci capita in un’ottica che confermi tale immagine; in altre parole anche se ho il naso grosso e un po’ di pancia posso mettermi davanti allo specchio, guardarmi con benevolenza e dire a me stessa “E’ vero potrei essere cento volte più attraente di così, ma ho un bel sorriso, la gente mi considera simpatica e sono circondata da amici”

Nome del gioco: indovina gli aggettivi.

Partecipanti: almeno due.

Età: dai 4 anni.

Cosa serve: carta, penna e lista degli aggettivi.

Scopo: conoscersi meglio, migliorare l’autostima corporea.

Procedimento

prendete carta e penna e segnate su quattro colonne, procedendo orizzontalmente i seguenti aggettivi:

scattante, energico, ingombrante, forte, grosso, pesante, sporco, alto, nero, gracile, leggero, lento, sproporzionato, attraente, atletico, bello, sano, colorato, debole, aggraziato, muscoloso, brutto, rotondo, originale, magro, impacciato, splendido, acciaccato.

Scrivi i tre aggettivi nei quali ti riconosci maggiormente, poi chiedi a turno, ai tuoi familiari, quali hanno scelto per te.

Per calcolare il punteggio contate un punto per ogni qualità che corrisponde alle tre scelte da voi. Vince chi ha accumulato più punti.

Potrete notare che l’immagine che avete di voi è molto vicina a quella dei vostri familiari, oppure potrebbe capitare che qualcuno rimanga deluso dagli aggettivi che gli altri hanno scelto per lei/lui…approfittatene per condividere ciò che provate, sarà un’occasione importante per conoscersi meglio!

– Il libro “Il metodo famiglia felice” è molto pratico e ci potete trovate tanti giochi come questo, esempi concreti e moltissimi titoli di film corredati da schede di presentazione da vedere in famiglia, per far crescere l’autostima di ogni componente.

Scrivere zen 1

“Scrivere zen” di Natalie Goldberg è il manuale di scrittura che più mi rappresenta.

L’ autrice esorta tutti coloro che non scrivono , e anche quelli che già lo fanno, a prendere in mano la matita, il pennarello o il computer e a scrivere. Non per diventare autori famosi, nemmeno per comprendere se stessi, ma semplicemente per SCRIVERE.
Il fine della scrittura è la scrittura.
Come il fine della meditazione è la meditazione. Ma il fatto che non vi sia un fine non significa che non ci siano delle regole o tecniche.
Un libro dedicato alla pratica della scrittura, per coltivarla, coccolarla, prendersene cura.

La cellulite

Quando mia figlia sarà grande voglio che abbia un bel rapporto con il suo corpo, che la cellulite non sia per lei un problema, semmai un motivo in più per fare sana attività fisica e mangiare cibo genuino. Voglio anche che Mariasole sia libera dal giudizio degli altri; sarà lei a stabilire cosa sia Bene per se stessa. Questo vale anche per mio figlio Pietro, nonostante lui non avrà mai la cellulite (la Cinica mi ha spiegato il perché).

Leggere ti dà un grande potere: quello di capire cosa sia giusto e cosa no.

Leggere il libro dell’ Estetista Cinica (Cristina Fogazzi) mi ha insegnato:


1) cosa la cellulite NON è


2) che guardarsi e prendersi cura del proprio corpo, è un gesto doveroso (solo amando se stessi si possono amare gli altri)


3) che l’ironia salverà il mondo (gli spiegoni tecnici, li ho retti benissimo, perché supportati da un’intelligente comicità)


4) che le cure miracolose non esistono e che ci si deve affidare a persone competenti


5) che andare a correre non mi farà sparire la cellulite, ma che devo smettere di salare due volte le pietanze!

Carciofi o fiori di loto?

Per lungo tempo me lo sono chiesta (scegliete bene il tatuatore prima di affidargli il vostro derma) comunque ormai il problema non sussiste più. Che siano simbolo di rinascita o semplici fiori (sì, i carciofi sono dei fiori) per me sono importanti, anche belli e mi ricordano l’uscita da un periodo a dir poco “complicato”.
Dalla melma si può uscire, come lo fa il fior di loto ogni mattina all’alba. Che sia un monito per tutte. Fiducia, purezza, consapevolezza, illuminazione… metteteci tutto ciò di cui avete bisogno, l’importante è crederci!

Ho  anche scoperto la storia di una ninfa; di nome Cynare che aveva gli occhi verdi con screziature viola (lo so che il nome vi ricorda quello di un liquore a base di carciofo) che aveva fatto girare la testa a Zeus, proprio lui, il dio dell’olimpo (grazie Pollon).
Ma lei, di lui non ne voleva sapere e indovinate un po’? Zeus ha trasformato la bella ragazza in un fiore: il fior di carciofo, che solo in piena fioritura rivela il viola del suo cuore.